Laboratorio teatrale in inglese per ragazzi con dislessia.

Laboratorio teatrale in inglese per ragazzi con dislessia.

Language in (e)motion.

Diana Peppoloni

(22 Aprile 2016)

Come mai così tanti attori famosi sono dislessici? In che modo la recitazione ci aiuta nel compensare i disturbi derivanti dalla dislessia?

Lettura e scrittura sono operazioni intimamente legate alla maturazione delle capacità motorie, e la recitazione, essendo strettamente connessa all’azione e alla motricità, facilita, migliora e semplifica l’approccio ad attività quali la memorizzazione di lunghi copioni. Ecco allora che un mestiere apparentemente ostico per soggetti dislessici, quale quello dell’attore, si trasforma invece in un alleato, che dà loro sicurezza a livello emotivo e interazionale, nonché in un’efficace strategia di apprendimento compensativa. La motricità può essere allora utilizzata come strumento educativo, predittivo e compensativo, costituendo l’attuazione concreta di quel filo sottile che lega pensiero e azione. 

Con il progetto “Language in (e)motion” (LIM) si vuole fornire uno strumento didattico ed educativo a ragazzi con dislessia evolutiva certificata, supportandoli nello studio dell’inglese come lingua straniera, attraverso la didattica teatrale.

Obiettivo fondante di tale progetto è quello di favorire l’autonomia di studio dei soggetti coinvolti, attraverso l’introduzione di una metodologia compensativa che enfatizzi i loro punti di forza, minimizzandone invece le debolezze. Il metodo utilizzato promuove un apprendimento di tipo motivazionale, in cui l’allievo, sollecitato da stimoli interessanti e gratificanti, non è ricettore passivo delle informazioni da imparare, ma mette in campo le proprie strategie cognitive per apprendere. Ogni studente partecipa e contribuisce in base alla propria personalità e alle proprie abilità, nell’ottica di un’educazione linguistica orientata all’individuo e non a un obiettivo finale predefinito a priori da un programma standardizzato, che prende a modello una sorta di alunno “ideale”. Si invita pertanto il singolo studente a migliorare la propria competenza secondo le sue reali capacità, senza fissare obiettivi identici per tutti i membri del gruppo.

Imparare una seconda lingua è in effetti assolutamente necessario per chiunque al giorno d’oggi; l’influenza dell’inglese pervade la nostra vita quotidiana: oggi non sapere questa lingua preclude l'accesso a molte informazioni e risorse non solo a livello scolastico, ma anche per il tempo libero, la cultura personale e il futuro lavorativo. Dunque la vera domanda non è tanto se le persone dislessiche dovrebbero o meno imparare l'inglese, ma come aiutarli ad avvicinarsi allo studio di questa lingua.

Il laboratorio LIM di didattica teatrale dell’inglese interviene in tutte le sfere di sviluppo e formazione del ragazzo:
•    interviene nella sfera fisica perché il Teatro è movimento, gioco, stimolazione multisensoriale;
•    interviene nella sfera cognitiva perché il Teatro è ricerca, scoperta, elaborazione e ragionamento;
•    interviene nella sfera affettiva perché il teatro è comprensione, fiducia, autonomia e creatività; 
•    interviene nella sfera sociale perché il teatro può e deve essere per l’allievo, contatto con gli altri e relazione, partecipazione, confronto, integrazione e cooperazione.

 

Il teatro si traduce dunque in linguaggio ed emozione in movimento, pertanto sembra essere un approccio perfettamente calzante da proporre ai ragazzi dislessici per lo studio della lingua inglese.
Esso è un insieme di differenti discipline, che si uniscono e si concretizzano nell’esecuzione di un evento “spettacolare” dal vivo. Fare teatro ha come obiettivo principale il potenziamento della personalità, attraverso lo sviluppo dei suoi aspetti creativi e relazionali. L'idea di teatro non deve essere intesa solo come momento finale della rappresentazione, ma come complesso processo di apprendimento attraverso l’espressione di se stessi, che solo alla fine porterà alla drammatizzazione completa della pièce.Nel laboratorio di didattica teatrale, la lingua straniera prende forma attraverso il corpo e l’emozione di chi la utilizza e viene intesa proprio come linguaggio in azione, uno strumento efficace per raggiungere obiettivi differenti in situazioni reali significative.

In conclusione possiamo affermare che alla persona dislessica non è preclusa la possibilità di apprendere alcuna lingua, neanche l’inglese, lingua opaca (che si legge diversamente da come si scrive) e pertanto ostica per studenti con disturbi di letto-scrittura. La chiave di volta è nella personalizzazione del metodo e nella riflessione sui punti di forza di questi apprendenti, che l’insegnante (a qualunque livello scolastico) dovrebbe conoscere e sfruttare per ottenere risultati soddisfacenti e motivanti. 

Per ulteriori informazioni sul metodo rivolgersi alla dott.ssa Diana Peppoloni, ideatrice dello stesso e coordinatrice dei progetti di sperimentazione di quest’ultimo, al seguente indirizzo: dianapeppoloni@gmail.com.

Alla Dott.ssa Veronica Tranquillini, referente del progetto presso ODFLab: v.tranquillini@unitn.it

Diana Peppoloni

La dott.ssa Diana Peppoloni, specialista in linguistica computazionale e acquisizionale, si occupa da anni di sviluppare e sperimentare strumenti e metodologie interattive per l'insegnamento dell'italiano e dell'inglese come lingue straniere. Attualmente la sua ricerca è incentrata sull'individuazione di metodi didattici compensativi per l'insegnamento delle lingue straniere a persone dislessiche, con una particolare attenzione per la musica e la didattica teatrale.

 

Il tuo feedback ci aiuterà a migliorare il sito.