Recitare in lingua per imparare le lingue.

teatro, dislessia e insegnamento dell'inglese come lingua straniera

Recitare in lingua per imparare le lingue.

Come combattere la dislessia sul palcoscenico.

Diana Peppoloni

(19 Ottobre 2015)

Tom Cruise, Keanu Reeves, Robbie Williams, Ben Affleck, Orlando Bloom, Liv Tyler, Keira Knightley, Albert Einstein, Leonardo Da Vinci, Beethoven, Mozart, Noel Gallagher, Cher, Magic Johnson, Tommy Hilfiger, Steven Spielberg, Jack Nicholson, Guy Ritchie, Salma Hayek,...... 

Che cosa hanno in comune tutti questi personaggi famosi?

Sono tutte personalità illustri, operanti in ambiti molto diversi tra loro (artistico, scientifico, musicale), che sembrano condividere due caratteristiche peculiari: la creatività e l’essere dislessici. Questo non significa che tutte le persone dotate di spiccato estro e talento siano dislessiche, ma sicuramente che in generale i dislessici siano accomunati da un forte impulso creativo, e spesso da un quoziente intellettivo sopra la norma. In effetti le persone dislessiche non hanno un ritardo cognitivo ma, semplicemente, possiedono un modo diverso di apprendere rispetto a quelli che sono i canoni della maggior parte degli studenti.

Insomma, la dislessia è un ostacolo che può infastidire l’apprendimento, ma che non lo disturba al punto da impedirlo.

Pertanto, individuare il metodo più congeniale per trasmettere conoscenza ai ragazzi dislessici, equivale a consentire loro di apprendere agevolmente e di esprimersi ai massimi livelli. A volte anche i cervelli più brillanti non spiccano se posti davanti ad attività o test standardizzati, semplicemente perché le loro menti non seguono percorsi cognitivi standard; hanno perciò bisogno di essere stimolati in modo efficace e personalizzato per ottenere i risultati che meritano. Attingendo al giusto canale comunicativo e cognitivo, la storia di ogni ragazzo dislessico può essere una storia di successo, come dimostrano i numerosissimi casi di celebrità dislessiche sopra citati. Molte tra queste sono attori famosi a livello internazionale, e questo fattore non può essere casuale dato l’alto tasso di incidenza.

Come mai? In che modo la recitazione ci aiuta nel compensare i disturbi derivanti dalla dislessia?

Lettura e scrittura sono operazioni intimamente legate alla maturazione delle capacità prassiche, e la recitazione, essendo strettamente connessa all’azione e alla motricità, facilita, migliora e semplifica l’approccio ad attività quali, ad esempio, la lettura e la memorizzazione di lunghi copioni. Ecco allora che un mestiere apparentemente ostico per soggetti dislessici, quale quello dell’attore, si trasforma invece in un alleato, che dà loro sicurezza a livello emotivo e interazionale, nonché in un’efficace strategia di apprendimento compensativa del loro disturbo. La motricità può essere allora utilizzata come strumento educativo, predittivo e compensativo, costituendo l’attuazione concreta di quel filo sottile che lega pensiero e azione.

Con il progetto “Language in (e)motion” (LIM) si vuole fornire uno strumento didattico ed educativo a ragazzi e adulti con dislessia evolutiva certificata, supportandoli nello studio dell’inglese come lingua straniera, attraverso la didattica teatrale. Obiettivo fondante di tale progetto è quello di favorire l’autonomia di studio dei soggetti coinvolti, attraverso l’introduzione di una metodologia compensativa mirata ad enfatizzare i loro punti di forza, minimizzandone e marginalizzandone invece le debolezze.

Nel dibattito psicopedagogico odierno spesso prevale una posizione di sospetto verso l’opportunità e la possibilità che un allievo dislessico impari una lingua straniera. Si tratta di posizioni spesso superficiali e peraltro smentite dalla ricerca glottodidattica internazionale, la quale promuove l’idea che non esista un disturbo specifico direttamente collegato all’apprendimento di una lingua straniera: è invece l’interazione tra fattori riguardanti l’allievo, la lingua e l’insegnante che influisce tanto sul processo di apprendimento quanto sul livello di competenza raggiunto. Alcuni di questi fattori costituiscono delle vere e proprie “barriere” linguistiche, ostacoli da affrontare, rimuovere o aggirare al fine di favorire un’esperienza di apprendimento positiva. Grazie all’adozione di specifiche misure metodologiche, anche gli allievi dislessici potranno raggiungere un buon livello di competenza nella lingua straniera che andranno a studiare.

Imparare una seconda lingua è in effetti assolutamente necessario per chiunque al giorno d’oggi; che siamo dislessici o meno, la conoscenza della lingua inglese è diventato un requisito minimo per accedere in modo competitivo al mondo del lavoro. Ma l’influenza dell’inglese non si limita alla sfera professionale; oggi non sapere questa lingua preclude l'accesso a molte informazioni e risorse anche per il tempo libero, la cultura personale e lo studio. L’inglese è diventata con il tempo la lingua ufficiale di interi ambiti del sapere: la medicina, la tecnologia, l’informatica, ma anche la politica e la musica fanno ormai integralmente riferimento a questo idioma per diffondere informazioni e rivolgersi al grande pubblico. Imparare una seconda lingua, inoltre, ha un dimostrato effetto benefico sull’organizzazione e lo sviluppo dei processi cognitivi complessi; come avviene per altre materie, il vantaggio dell’imparare l’inglese non si limita al fatto di conoscerlo, ma comporta una facilitazione nell’approcciare poi concetti di altra natura. Dunque la vera domanda non è tanto se le persone dislessiche dovrebbero o meno imparare l'inglese, ma come aiutarli ad avvicinarsi allo studio di questa lingua.

È stato ormai ampiamente dimostrato che una didattica efficace per insegnare l’inglese ai dislessici dovrebbe avere le seguenti caratteristiche: - essere multisensoriale, vale a dire che l’insegnante deve capire qual è lo stile di apprendimento più consono al ragazzo che ha davanti e rispondere adeguatamente per coinvolgerlo e supportarlo nel suo percorso di studio.

  • È un apprendente visivo? Tende cioè a ricordare indicazioni acquisite prevalentemente con gli occhi? Sarà opportuno allora stimolarlo attraverso l’uso di colori, figure, schemi e mappe mentali.
  • Privilegia invece il canale uditivo? Potrà essere d’aiuto allora ricorrere al ritmo, alle rime e alla musica per insegnarli nuove parole e strutture.
  • È un apprendente cinestetico? In questo caso avrà bisogno di muoversi molto e di utilizzare il proprio corpo e la gestualità per acquisire e recuperare interi blocchi di nozioni. - essere strutturata, i soggetti dislessici necessitano di un insegnamento esplicito, per cui i legami tra i concetti devono essere chiaramente definit e spiegati.

Anche se questa tipologia di apprendenti è molto intuitiva per alcuni aspetti, tuttavia l'insegnante che lavora con dislessici deve essere consapevole che la sua didattica dovrà avere una solida strutturazione logica. - essere metacognitiva, coinvolgendo allo stesso tempo emotivamente e intellettualmente l’apprendente.

L’insegnante deve proporre attività fortemente motivanti, che non abbiano necessariamente una finalità ben definita, quale quella del voto scolastico. Anche riflettere esplicitamente con lo studente dislessico sulle sue modalità preferite di apprendimento, su cosa gli piace e sul perché funziona, aiuterà il docente a organizzare attività stimolanti e, quindi, proficue. In base a quanto detto. il teatro, in quanto attiva riflessione dell'uomo su se stesso (Novalis), si traduce in linguaggio ed emozione in movimento, pertanto sembra essere un approccio perfettamente calzante da proporre ai ragazzi dislessici per lo studio della lingua inglese. Esso è un insieme di differenti discipline, che si uniscono e si concretizzano nell’esecuzione di un evento “spettacolare” dal vivo.

Fare teatro ha come obiettivo principale il potenziamento della personalità, attraverso lo sviluppo dei suoi aspetti creativi e relazionali. L'idea di teatro non deve essere intesa solo come momento finale della rappresentazione, ma come complesso processo di apprendimento attraverso l’espressione di se stessi, che solo alla fine porterà alla drammatizzazione completa della pièce.

Il progetto LIM mira a favorire il processo di maturazione ed il consolidamento della capacità di relazionarsi in modo consapevole con gli altri, sviluppando la socializzazione, lo spirito di collaborazione e di accettazione reciproca. L’uso contestuale di linguaggi verbali e non verbali e della comunicazione mimico-gestuale, il rispetto delle regole, dei membri del gruppo di lavoro, e l’attività di drammatizzazione stessa, svilupperanno nei ragazzi le capacità espressive e operativo-motorie con cui approcceranno più facilmente gli aspetti linguistici contenuti nel copione, e una maggiore conoscenza di sé, delle proprie capacità, dei propri limiti, potenziando il proprio autocontrollo e la propria autostima.

Gli obiettivi formativi generali del progetto LIM sono in primo luogo educare alla socializzazione, rafforzando l’autocontrollo e l’autostima. Tra gli obiettivi specifici invece annoveriamo: lo sviluppo dell’uso della comunicazione mimico-gestuale ed eventualmente musicale, delle potenzialità espressive e comunicative attraverso linguaggi verbali e non verbali, delle capacità attentive e della memoria uditiva, di cogliere il significato dell’intonazione (tono di voce, accenti, pause), di sviluppare una lettura espressiva, di esprimersi adottando strategie diverse in funzione dello scopo, di rispettare i turni di parola, di memorizzare gli argomenti trattati, di recitare a memoria i testi drammatizzati. Il metodo LIM si fonda sul concetto di apprendimento motivazionale, in cui l’allievo è costruttore attivo della conoscenza che deve acquisire e in cui l’apprendimento non è solo un processo di elaborazione di informazioni fornite dall’esterno, ma un avvenimento influenzato da fattori personali determinanti.

Il metodo LIM lavora sul coinvolgimento emotivo tipico di ogni performance teatrale con l’obiettivo di liberare l’intera personalità dello studente, riducendo il più possibile l’influenza del cosiddetto “filtro affettivo” (Krashen), fattore questo che può sensibilmente inibire l’apprendimento di una lingua straniera. Ciò è tanto più evidente nel caso di soggetti dislessici che spesso iniziano il loro percorso con un certo scetticismo, perché ormai frustrati da precedenti esperienze di studio standardizzate, convinti di non potercela fare e scettici all’idea di cimentarsi di nuovo in questo terreno di studio.

Durante la classica lezione frontale questi apprendenti sono soliti farsi da parte, evitando di partecipare alle attività scolastiche proposte dal docente, che vengono vissute come indesiderati momenti di verifica, in cui emerge palese la loro diversità. Al contrario il teatro, promuovendo invece un ambiente di lavoro estremamente cooperativo, pone tutti nella condizione di doversi mettere in gioco in prima persona, per cui alla fine nessuno sarà nella posizione di giudicare l’altro. Lo studente dislessico, sia bambino, ragazzo o adulto, vestendo come un vero attore i panni di un personaggio altro da lui, si disinibisce e si spoglia delle proprie vere o presunte debolezze, per lasciarsi coinvolgere a pieno dalla situazione comunicativa pseudo-reale in cui deve calarsi, con il risultato di produrre col tempo una comunicazione fluente e non inceppata. Il sapere, anche linguistico, viene acquisito tramite canali sensoriali a lui congeniali, e sarà perciò richiamato alla mente facilmente nelle situazioni di vita reale che lo studente andrà ad esperire in futuro.

L’attivazione di schemi motori ed emotivi in combinazione con l’esposizione a strutture linguistiche nuove, rende più vivida e persistente nel soggetto la nozione appresa indirettamente, attraverso l’azione e l’immedesimazione. Il sapere linguistico costruito attraverso la corporeità, la collaborazione con l’altro e il coinvolgimento emotivo di chi deve interpretare una parte in modo credibile, resta radicato e nitido nello studente dislessico; il riattivarsi automatico in una reale situazione comunicativa degli stessi meccanismi emotivi e di identici schemi motori, porterà con sé il riattivarsi anche del sapere linguistico appreso e utilizzato in contemporanea a questi ultimi.

Nel laboratorio di didattica teatrale, la lingua straniera prende forma attraverso il corpo e l’emozione di chi la utilizza e viene intesa proprio come linguaggio in azione, uno strumento efficace per raggiungere obiettivi differenti in situazioni reali significative. Ogni studente partecipa e contribuisce in base alla propria personalità e alle proprie abilità; difatti il metodo del progetto LIM sostiene un’educazione linguistica orientata all’individuo e non a un obiettivo finale predefinito a priori da un programma standardizzato, che prende a modello una sorta di alunno “ideale”. Si invita pertanto il singolo studente a migliorare la propria competenza secondo le sue reali capacità, senza fissare obiettivi identici per tutti i membri della classe.

In conclusione possiamo affermare, grazie all’esperienza del progetto LIM, che alla persona dislessica non è preclusa la possibilità di apprendere alcuna lingua, neanche l’inglese, lingua opaca e pertanto ostica per studenti con disturbi di letto-scrittura. La chiave di volta è nella personalizzazione del metodo e nella riflessione sui punti di forza di questi apprendenti, che l’insegnante (a qualunque livello scolastico) dovrebbe conoscere e sfruttare per ottenere risultati soddisfacenti e motivanti. L’insuccesso di uno studente è una sconfitta in primo luogo per il docente, che non ha saputo approcciarlo correttamente.

IF A STUDENT CAN’T LEARN THE WAY WE TEACH, MAYBE WE SHOULD TEACH THE WAY HE LEARNS (I. Estrada).

Per ulteriori informazioni sul metodo rivolgersi alla dott.ssa Diana Peppoloni, ideatrice dello stesso e coordinatrice dei progetti di sperimentazione di quest’ultimo, al seguente indirizzo: dianapeppoloni@gmail.com.

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Commenti

cara Antonella, il metodo LIM è versatile e si adatta alla lingua target scelta per la lezione. Occorrerà soltanto individuare un esperto di lingua tedesca da affiancare a quello di teatro! Io stessa, essendo laureata proprio in tedesco posso seguire gruppi che necessitano di supporto in questa lingua.

 

cara Antonella,

mi piacerebbe molto organizzare un corso a Trento, soprattutto considerato il multilinguismo intrinseco del territorio. Se poteste darmi una mano a livello logistico, io vi dò la mia disponibilità a portare avanti il progetto fin da ora!

 

cara Lorena,

Ti ringrazio di cuore per l'interesse verso il progetto che sto sviluppando. Il metodo che propongo è ideato e per ora applicato da me; io sono disposta a spostarmi per organizzare e coordinare corsi in giro per l'Italia. Il modo migliore per poter partire è il passaparola. Se si riesce a creare un gruppo di ragazzi che sono intenzionati a seguire il corso è una struttura disposta a ospitarci, sarei ben felice di venire in Trentino per seguirli. Teniamoci in contatto e speriamo di poter iniziare presto!